Giampiero Carosi, direttore della Clinica di malattie infettive dell'Università di Brescia spiega quali sono gli ultimi progressi della ricerca sull'Epatite C orientati sull'impiego di farmaci antivirali.
"L'attenzione verso gli antivirali si è mossa di pari passo con gli studi per contrastare il virus dell'Hiv per il quale vengono impiegati farmaci antiretrovirali. Si tratta di inibitori nucleosidici della transcriptasi inversa, di inibitori non nucleosidici della transcriptasi inversa e di inibitori della proteasi che, con modalità diverse, sono in grado di impedire o ridurre la replicazione virale".
Alcuni di questi si sono dimostrati efficaci anche per l'Epatite B.
"Attualmente però", continua Carosi, "non esistono in commercio antivirali in grado di contrastare il virus dell'Epatite C la cui diffusione a livello mondiale è assai elevata:
la malattia colpisce infatti 170 milioni di persone nel mondo, il 90 per cento nei paesi in via di sviluppo. La cura più efficace è data dalla somministrazione combinata di interferone peghilato e ribavirina.
Le percentuali di successo variano dal 60 all'80 per cento. Gli studi clinici in corso vertono su molecole in grado di attaccare diversi enzimi del virus".
Riepilogo studi in corso:
Valopicitabine con interferone peghilato in pazienti naive HCV+ gen 1
Studio di Fase Ib del VX-950 combinato a Peg-INF
Schering-Plough aggiorna il programma di sviluppo dell'inibitore orale anti-HCV
Da Delta n° 30-Nadir ONLUS- Notizie da XI International HIV DRUG RESISTANCE- 13-17 giugno Sitges,Spagna
Riscontrata una potente soppressione della replicazione virale in scimpanzé infettati con HCV a cui si è somministrato l’inibitore nucleosidico della polimerasi dell’HCV RNA di Merck MK-0608.
Sono programmati gli studi per verificarne il funzionamento sull’uomo. Data la diversità di meccanismo di
funzionamento, è possibile che questa molecola possa essere associata o assunta in sequenza in presenza di mutazioni che conferiscono resistenza al virus.
A-848837 è un nuovo inibitore specifico dell’HCV RNA con farmacocinetica eccellente negli studi sugli animali. Dato il forte tasso di mutazione e di replicazione dell’HCV, è possibile che i virus mutanti con diminuita suscettibilità ai regimi antivirali possano emergere durante la terapia. E’ dunque di notevole interesse capire il profilo di resistenze in vitro agli inibitori dell’HCV e questa molecola sembra essere il prototipo per un potenziale inibitore della polimerasi che Abbott ha in studio.
Per ora quello che è dato sapere su questa molecola è che se l’interferone da solo abbatte di 2-3 log l’HCV RNA, l’uso concomitante dell’A-848837 è riuscito a ridurre di oltre 7 log l’HCV RNA in 12 giorni di trattamento
portando l’HCV RNA a livelli di non quantificabilità.
Nota: Fonte: Repubblica.it