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VIREMIA HIV
Qualunque decisione sull'inizio o sui cambiamenti della terapia si basa sul
rilievo dei parametri virologici (conta del numero di copie di HIV RNA nel plasma)
e immunologici (conta del numero di linfociti T CD4+ nel sangue circolante).
In effetti, la valutazione congiunta di tali parametri consente di predire il
rischio di progressione clinica dell.infezione (marcatori prognostici) e di
valutare l'entità della risposta terapeutica (marcatori surrogati) (Mellors,
1997; Powderly, 1999).
Di regola, l'entità della riduzione viremica indotta dalla terapia antiretrovirale
correla, inversamente, con l'entità dell'incremento della conta CD4+
e, direttamente, con il beneficio clinico.
Viremia e conta linfocitaria T CD4+ rappresentano i parametri chiave per la
valutazione d'efficacia dei
farmaci antiretrovirali in studi registrativi, sulla base della risposta precoce
a 16-48 settimane. Se da un lato questo ha consentito la registrazione accelerata
dei farmaci antiretrovirali prescindendo da prove di efficacia clinica, dall'altro,
è necessario tenere presente come tali due paramenti non consentano di
valutare completamente gli effetti della terapia antiretrovirale nel lungo termine
(ad esempio fenomeni di tossicità cronica).
Una pietra miliare, nella patogenesi dell'infezione da HIV è stata la
dimostrazione che la replicazione virale non conosce fasi di .latenza. ma è
attiva durante tutto il decorso dell.infezione.
Questa attività di replicazione è particolarmente intensa nella
fase di infezione acuta e raggiunge dopo circa 6 mesi uno stato di equilibrio
tra produzione e clearance virale (set-point) il cui livello correla con la
storia naturale dell.infezione.
La conta del numero di copie di HIV RNA può essere effettuata
con uno dei tre metodi disponibili in commercio e cioè:
1) RT (reverse transcriptase)-PCR Ampicor R HIV-1 Monitor
vs. 1.5 (Roche),
2) NASBA (nucleic acid sequenze-based amplification) Nuclisens HIV-1 RNA QT
(Organon, Biomeriuex)
3) b-DNA (branched DNA amplification) Versant HIV-RNA 3.0 (Bayer Co Chiron).
Si tratta di tre metodi ugualmente affidabili con un limite di sensibilità
di 50 copie/ml i primi due e di 75 copie/ml il terzo. Esiste tuttavia una significativa
variabilità tra i valori che si possono ottenere con i tre metodi; pertanto,
è importante che il monitoraggio di ciascun paziente venga
eseguito utilizzando sempre la stessa metodica.
Nei pazienti naive (AIII) o sottoposti ad un regime terapeutico
stabilizzato (AII), la carica iniziale dovrebbe essere determinata ogni 3-6
mesi. Nei soggetti che iniziano la terapia la carica virale dovrebbe venire
confermata con una ulteriore misurazione (BIII). Tuttavia, la conferma del dato
può essere evitata in pazienti che si presentino con una infezione in
stadio avanzato allo scopo di evitare pericolosi ritardi nell.inizio della terapia.
La viremia dovrà essere ulteriormente misurata
dopo 2-8 settimane dopo l'inizio della terapia. In tale momento, se la terapia
è efficace, normalmente si riscontra una riduzione pari a 1 Log10 rispetto
al basale.
Successivamente, in corso di terapia attiva, la velocità del decremento
viremico è rallentata ma continua fino alla
negativizzazione della carica virale (<50 - <75 copie di HIV RNA/ml) entro
16-24 settimane dall'inizio.
Il mancato raggiungimento di questa negativizzazione può suggerire l'opportunità
di interventi sull'aderenza del paziente al trattamento, sulla valutazione dell.assorbimento
farmacologico (biodisponibilità) o su un precoce cambio di terapia.
Poiché l'attivazione del sistema immune in risposta a qualsiasi infezione
o stimolazione vaccinale può causare l'incremento della viremia, questa
non dovrebbe venire misurata in corso di tali eventi o a distanza < 4 settimane.
Infine, è importante sottolineare come la variabilità naturale
e biologica del test di viremia corrisponda a circa 0.5 Log10 per cui solo variazioni
superiori a tale limite in misurazioni sequenziali sono da considerarsi significative.
CONTA LINFOCITARIA
:LINFOCITI T CD3+, CD4+, CD8+ ED ALTRE SOTTOPOPOLAZIONI LINFOCITARIE.
Metodologia e conteggio dei linfociti T CD3+, CD4+ e CD8+.
La determinazione dei linfociti totali, dei linfociti con fenotipo
CD3+, CD4+ e CD8+ ed il rapporto CD4+/CD8+ è essenziale per la stadiazione
della malattia da HIV-1 e per la definizione di caso di sindrome da immunodeficienza
acquisita. Inoltre la valutazione di queste cellule è importante per
il follow-up delle persone con infezione da HIV-1, per decidere l.inizio della
terapia antiretrovirale, per instaurare o sospendere la profilassi delle infezioni
opportunistiche, per stabilire quando si è in presenza di una risposta
immunologica positiva o di un fallimento immunologico, con le conseguenze di
modificare o di mantenere la terapia iniziata.
La determinazione viene effettuata calcolando la
percentuale delle cellule CD3+ (linfociti T totali), di quelle CD4+ definite
come T helper e CD8+ (cytotossic-suppressor)) e confrontandola con quella delle
persone adulte normali o dei bambini della stessa età.
Per quanto riguarda i valori assoluti delle sottopolazioni linfocitarie le linee
guida internazionali dei CDC pubblicate nel 1997 consigliavano la metodica delle
due determinazioni con distinti strumenti: un citofluorimentro ed un analizzatore
per ematologia (CDC, 1997).
Con questa metodica la determinazione delle sottopopolazioni linfocitarie viene
effettuata partendo dal numero totale dei linfociti e dalla percentuale dei
linfociti con fenotipo CD3+, CD4+ o CD8+.
Follow-up immunologico delle persone con infezione
da HIV-1 e in terapia antiretrovirale
La valutazione delle sottopopolazioni linfocitarie CD3+,CD4+,CD8+
viene raccomandata ogni 3 mesi.In persone con valori di CD4 in rapida diminuzione
o con valori inferiori a 350/mL può essere utile ravvicinare l.intervallo
delle determinazioni a due mesi o ad un mese.
Non esistono consensi unanimi sul significato di caduta rapida di linfociti
CD4, di mancata risposta immunologica o scarso recupero immunologico.
Un criterio utile è quello di distingure le persone sulla base del conteggio
iniziale di CD4 , di fare riferimento ad un periodo di tempo di tre mesi tra
una prima e seconda determinazione dei CD4 , di effettuare il confronto in termini
di percentuale di aumento o diminuzione dei CD4 rispetto al valore iniziale
ed infine di ripetere l'analisi a più breve distanza di tempo in caso
di risposte che presentano forti variazioni nel conteggio dei CD4, dei linfociti
o dei globuli bianchi.
Nei soggetti con CD4 compresi tra 0 e 100 devono essere prese
in considerazione variazioni + o -50 % del valore iniziale (es. un valore di
CD4 iniziale di 50/mL che si incrementa a 75/mL può avere il significato
di recupero immunologico.
Nelle persone con valori compresi tra 100 e 350 mL possono essere considerate
variazioni significative quelle comprese entro il 30 % del valore iniziale (es.
CD4 150 /mL :diminuzione o aumento a 100 o 200/mL).
Nei soggetti con valori superiori a 350 CD4/mL di base vanno
prese in considerazioni oscillazioni con limiti inferiori compresi tra il 15
e 20 %.
Queste indicazioni sono soltanto indicative. Nel caso di forti
oscillazioni in breve periodo di tempo, specie con valori elevati di CD4 è
utile ripetere l'esame dopo poche settimane al fine di validare il precedente
esame.
Oscillazioni del conteggio dei CD4 contenute nei limiti di queste percentuali
permettono di concludere per una situazione di stabilità immunologica.
Esiste una notevole variabilità individuale anche nei soggetti asintomatici
sieronegativi. Inoltre oscillazioni di variabilità comprese tra il 2
% e il 5 % a seconda del valore assoluto dei linfociti e dei CD4 sono attribuibili
all'esecuzione della stessa metodica, specie con la metodica in doppia piattaforma(
Pandolfi et al.).
Scheda di approfondimento: tecniche di rilevazione
della conta linfocitaria
Lo sviluppo di nuove linee guida consiste nelle seguenti indicazioni:
1) una strategia di gating che identifica i linfociti con fluorescenza per CD45
e side scattering ;
2) l.impiego di una citofluorometria a flusso con tre-quattro colori che è
superiore a quella con due colori per la determinazione delle CD4+ e CD8+;
3) la disponibilità e l'uso di microfluorosfere approvate commercialmente
dall' FDA per il metodo della rilevazione con
singola apparecchiatura (vedi dopo),Questa procedura è da preferire perchè
riduce la variabilità intra- ed interlaboratorio(Reimann et al.).
Dal gennaio 2003 viene raccomandata dai CDC una
nuova metodica basata sull' impiego di un solo strumento o singola piattaforma
per la rilevazione dei linfociti (CDC, 2003).
I linfociti sono identificati con anticorpo monoclonale CD45.
I linfociti CD4+ sono identificati per la positività al CD3 ed al CD4
e quelli CD8+ per la positività a CD3 e CD8. E'
possibile la determinazione contemporanea con un pannello di tre-quattro anticorpi
monoclonali aggiungendo nella
singola provetta i monoclonali CD45, CD3, CD4 e CD8 .
Nei bambini può essere utile l.impiego del monoclonale CD19 per la numerazione
dei B linfociti.
L'uso di una seconda provetta contenente un marker per NK con CD3 e CD19 può
essere di aiuto per la purezza dei
linfociti nel singolo side scatter gate.
Deve essere previsto almeno il conteggio di 2.500 linfociti gated in ogni campione
al fine di assicurare un valore assoluto sicuro.
Per quanto riguarda la sicurezza del laboratorio, la raccolta dei campioni,
la loro conservazione, l'esecuzione
dell'analisi entro le 48 ore max, l'uso dell.anticoagulante (K3 EDTA, 1.5+-015mg/mL
di sangue) o l'eparina, il
trasporto dei campioni, la valutazione dei campioni trasportati, la processazione
dei campioni, il pannello degli anticorpi
monoclonali, i controlli positivi e negativi e l.analisi dei risultati e la
loro interpretazione si rimanda sempre alla
pubblicazione dei CDC del 2003.
Per quanto riguarda la variabilità intra ed interlaboratorio si ricorda
che la stessa è più elevata quando il valore dei
linfociti CD4+ è > di 500/mL e si riduce con valori inferiori a 200/mL.
Altre raccomandazioni sono consultabili nel lavoro di Pandolfi che riporta le
variabilità rilevate con il metodo delle due piattaforme in vari laboratori
italiani e le possibilità di riduzione delle stesse.
Ai fini di un corretto monitoraggio immunologico e quindi anche clinico.terapeutico,
tenendo presente l'obiettivo di
contenimento dei costi per analisi di laboratorio, è sufficiente eseguire
le sottopolazioni linfocitarie ogni 3-4 mesi. In
persone sieropositive che hanno valori di CD4+ > di 500/mL e con una pregressa
storia clinica ed immunologica stabile
e senza trattamento l'analisi può essere effettuata anche ogni sei mesi,
tenendo presente che in media un soggetto senza
terapia subisce una caduta dei linfociti CD4+ di circa 80 cellule/mL ogni anno
con oscillazioni +-20.
La decisione di effettuare solo la determinazione dei singoli CD3+ e CD4 + viene
lasciata al clinico che terrà in considerazione l'insieme dei dati della
persona e delle risorse disponibili.
Scheda di approfondimento: tecniche di rilevazione
di altre sottopolazioni linfocitarie ed eventuali test per lo studio delle funzioni
del sistema immunitarioai fini di ricerca
Vi sono situazioni cliniche particolari nelle quali può
essere utile avere alcune informazioni sulla situazione di altre
sottopopolazioni linfocitarie.
Ad esempio soggetti che sono sottoposti a protocolli sperimentali con farmaci
nuovi o con diverse combinazioni,
soggetti che presentano una grave situazione immunologica. In questi casi può
essere utile conoscere la situazione delle cellule naive post-timiche o delle
cellule memoria o dei marker di attivazione linfocitaria.
I marcatori di attivazione linfocitaria sono utili per conoscere se nel soggetto
vi è una attivazione delle cellule
linfocitarie e quindi indirettamente avere informazioni sul controllo della
replicazione del virus HIV-1 o di altre
infezioni . In questi casi è importante avere un controllo di base prima
dell.inizio della terapia perché in genere questi
marcatori sono aumentati rispetto al soggetto asintomatico di controllo, diminuiscono
con tendenza alla
normalizzazione in corso di terapia antivirale e possono subire un forte aumento
in caso di fallimento immunologico
(Mezzaroma et al). Si raccomanda in questi casi la determinazione delle cellule
CD4+HLADR+, CD8+HLADR+ o
delle cellule CD4+CD38+ o CD8+CD38+.
In alcune situazioni di grave depressione immunitaria si raccomanda la rilevazione
anche delle cellule naive con
fenotipo CD4+ o CD8+ (CD4+/CD45RA+CD62L+ e CD8+/CD45RA+CD62L+). Inoltre, recentemente
sono state
caratterizzate nel sangue periferico le cellule T CD4/CD45RA+CD31+ come cellule
naive timiche (Kimming et al.)
parametro utile per la valutazione dell.output timico in citofluorimetria senza
ricorrere ad altre metodiche immunologiche più costose.
La valutazione delle cellule memoria può essere fatta anche indirettamente
rispetto alle cellule naive
(CD4+/CD45RA+CD62L- e CD4+/CD45RA-CD62L+) o valutando la co-espressione del
marcatore CD45RO sulle
cellule CD4+ e CD8+). Un.assenza o forte riduzione di cellule memoria ha un
significato prognostico sfavorevole,
mentre una scarsa produzione di cellule naive dopo l.inizio di terapia antivirale
indica che probabilmente in queste
persone vi è un esaurimento del sistema immunitario e del timo. Questo
può spiegare in alcune occasioni la
dissociazione immunovirologica dopo terapia (risposta virologica e non risposta
immunologica).
Il monitoraggio delle cellule con fenotipo NK (CD3-CD16+CD56+) può essere
utile nel caso in cui nel sangue
periferico vi sia un forte aumento di cellule non T.
L'enumerazione dei linfociti B con fenotipo CD19+ può essere effettuata
in bambini ed adolescenti, ma presenta scarso valore in adulti, a meno di espansioni
di cellule linfocitarie abnormi nel sangue periferico.
Non riteniamo di raccomandare altre metodiche immunologiche ancora non standardizzate
e costose quali la rilevazione delle cellule post-timiche (TREC, T cell receptor
exiscion circles)), la determinazione delle citochine
intracitoplasmatiche nelle cellule CD4+ o CD8+, la produzione di interleuchine,
il fenotipo TH1 o TH2, lo studio dei
recettori per chemochine R5 o X4 nei linfociti T, lo studio del recettore dei
linfociti T (regione v-beta ), la risposta
proliferativa T CD4 helper ad antigeni ubiquitari o a mitogeni. In alcune situazioni
particolari ed in caso di eventuali
protocolli vaccinali si possono esaminare le risposte proliferative ad antigeni
HIV-1 costituiti da proteine strutturali o
regolatorie o lo studio delle cellule citotossiche soppressorie con tetrameri,
ma queste applicazioni devono essere
limitate a protocolli di ricerca.
Nota: Tratto da: AGGIORNAMENTO SULLE CONOSCENZE IN TEMA DI TERAPIA ANTIRETROVIRALE
a cura del Ministero della Salute
(Documento elaborato dalla Commissione nazionale per la lotta contro l'AIDS
e le altre malattie
infettive emergenti e riemergenti, approvato nella seduta del 18 dicembre 2003)
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