Non è Hiv, è senso di colpa

Archivio risposte della Dott.ssa Valentina Penta,psicologa presso i reparti di Psichiatria e di Psicologia dell' A.O. Cotugno di Napoli,ora Ospedale dei Colli, sulle problematiche psicologiche delle persone in attesa del risultato del test HIV.

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Non è Hiv, è senso di colpa

Messaggioda daniele » 01/06/2014, 1:51

Dottoressa Penta, buonasera.

Non sono in attesa di fare o ricevere il risultato del test. Test ne ho fatti, esagerando.
La storia è iniziata quasi un anno fa.
Rapporto protetto con ragazza, una ghiandolina si gonfia, test negativo, ansia, test negativo, ansia, test negativo, ansia, sintomatologia generalizzata... Ho fatto ogni tipo di esame clinico, ho speso una barca di soldi, ho fatto visita a innumerevoli specialisti di ogni branca. E sarebbe andata avanti così se non mi fossi imposto di smetterla. Dico bene: imposto. Cioè, la mia parte razionale si ribella ed impone ad un'altra parte di me di adottare comportamenti contrari a quelli che vorrebbe attuare (collezionare referti medici). La mia parte inconscia infatti, per tanto tempo, mi ha cotto alla griglia, di fronte all'evidenza della realtà, di un rischio non corso e della scienza medica dalla mia parte.
Leggevo in un vecchio post del forum un ragazzo che, nel vortice ansia-test-sollievo-ansia, si è reso conto che era il senso di colpa che lo consumava, che lo faceva soffrire anche fisicamente: che lo puniva. Leggendo quel post ho avuto un'illuminazione. Anche io mi rendo conto ora di come mi punissi (e mi punisco ancora leggermente) per aver commesso un errore, per aver messo a rischio me stesso. Un errore per il quale il mio inconscio non mi vuole perdonare, che mi punisce e che mi ha provocato ogni sorta di malessere fisico, dalla classica gastrite al colon irritabile e comunque mi ha costretto ad imputare a hiv qualunque malessere vivessi, anche un banale raffreddore.
Ma ora capisco, non sono i sintomi fisici che dovrebbero attivarmi lo stato d'ansia, è proprio il contrario, è questa "condanna" che sto scontando e che vivo sulla mia stessa pelle che mi fa stare male fisicamente.
Nei periodi più bui di questa nevrosi, di fronte ai risultati negativi la mia reazione era ambivalente; da una parte un sollievo da sciogliere le viscere, mentre dall'altra, subito dopo, scattava un pensiero orrendo: "per il tuo errore, tu non meriti di essere felice, non meriti di metterci una pietra sopra, tu DEVI stare male".

A questo punto, la domanda che le faccio è: perché? Perché non mi voglio perdonare? In una analoga situazione del tipo, evito per un soffio di provocare un incidente stradale; anche lì ho messo in pericolo me stesso (e non solo), eppure il tutto sfuma con, sì devo fare più attenzione, ma fondamentalmente con un sospiro di sollievo. Finita lì. Perché invece con hiv deve essere diverso? Perché non posso superare la cosa con, sì devo fare più attenzione, ma fondamentalmente con un sospiro di sollievo.? Forse è qualcosa di sessuale? Tabù? Stigma?
Non le chiedo ovviamente di procurarmi le risposte, cosa impossibile naturalmente in un forum, ma spero non sia troppo se le chiedo di indicarmi dove cercarle...

Grazie infinite.
Daniele
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Re: Non è Hiv, è senso di colpa

Messaggioda valentinapenta » 21/06/2014, 21:50

Caro Daniele,
chiedo scusa per la risposta non tempestiva al suo messaggio, ma ho avuto dei problemi tecnici di ricezione.
Da quanto leggo deduco che lei ha già iniziato un percorso di riflessione introspettiva, analizzando gli aspetti razionali ed inconsci probabilmente connessi ai suoi comportamenti. In ambito psicologico definiamo "insight" quel processo intuitivo di raggiungimento di una consapevolezza nuova alla luce di una ricostruzione di senso di eventi ed emozioni ad essi correlati. L'insight, ovvero dunque l'acquisizione di senso, passa attraverso due momenti: uno di tipo razionale, solitamente più rapido e di matrice cognitiva, ed uno di tipo emotivo, che presuppone maggior tempo di elaborazione e che prevede un iter non sempre lineare.
Credo che le risposte che sta cercando necessitino di un tempo più lungo di quello che lei si è concesso fino ad adesso. Nel suo messaggio cita un post di un altro utente connesso al tema del senso di colpa. Di sicuro tale tematica è sempre molto legata all 'ideazione di tipo ipocondriaca connessa all' hiv e le consiglio di continuare ad approfondirla in merito al suo caso. Per quanto riguarda le altre domande che mi pone ( cito : "Forse è qualcosa di sessuale? Tabù? Stigma?Non le chiedo ovviamente di procurarmi le risposte, cosa impossibile naturalmente in un forum, ma spero non sia troppo se le chiedo di indicarmi dove cercarle") credo che solo lei potrà cercare di rispondere in modo corretto.
Ricordi però che spesso le domande contengono parte delle risposte.
Saluti
Dott. Valentina Penta
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Re: Non è Hiv, è senso di colpa

Messaggioda daniele » 23/06/2014, 21:43

Dottoressa, grazie per la sua risposta.
Non si preoccupi per la tempistica, solo oggi leggo la sua risposta.

Non conosco i termini tecnici ma da quello che posso dedurre è che questo insight l'ho iniziato solo per la parte razionale ma non ancora emotiva. Anzi, la parte emotiva è incredibilmente aggrappata alle sue paranoie e si scatena ogni volta che può! E' come se aspettasse solo il momento per venire fuori. D'altra parte ho anche capito che è inutile cercare di soffocare questo disagio cercando di mantenere il controllo sui pensieri. La mia più grossa difficoltà è il fatto che mi lascio coinvolgere da questi pensieri, diventano totalizzanti, in un qualche senso io stesso divento il mio pensiero negativo e non solo l'io di oggi, ma di sempre, come se lo stato d'animo che vivo durante questi momenti fosse sempre esistito e sempre esisterà. E' difficile spiegarlo dottoressa, ma quando mi capita di ripiombare nella paura/ansia, questo pervade tutto me stesso e la mia vita. E la conseguenza più diretta, oltre a vivere in uno stato di tensione costante, come un sasso nella scarpa, è la gastrite cronica che mi sono fatto venire, una tensione al collo costante e costante mal di testa. E il ciclo sintomo-ansia-sintomo è infinito...
A breve inizierò una terapia psicologica ma mi piacerebbe poterla aggiornare nel tempo se per lei o la redazione non è un disturbo.

Grazie mille della sua disponibiltà e del servizio che offrite.
Daniele
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