Leggenda:
I test per la ricerca degli anticorpi anti-HIV non sono affidabili.
Realtà:
La diagnosi di infezione attraverso l'impiego di test anticorpali è
uno dei concetti più assodati della medicina. I test anticorpali
per l'HIV superano la maggior parte di quelli per le altre malattie infettive
sia in termini di sensibilità (la capacità di
un test di fornire un risultato positivo quando la persona esaminata ha davvero
la malattia), sia in termini di specificità (la capacità
di un test di fornire un risultato negativo quando le persone esaminate non
hanno la relativa malattia). Gli attuali test anticorpali per l'HIV possiedono
sensibilità e specificità superiori al 98% e sono pertanto estremamente
affidabili .
Il progresso nella metodologia di analisi ha anche permesso il rilevamento di
materiale genetico virale, di antigeni e del virus stesso nei liquidi corporei
e nelle cellule. Anche se, a causa del costo elevato e dei requisiti in termini
di attrezzature di laboratorio, non vengono largamente utilizzate per analisi
di routine, queste tecniche di analisi diretta hanno confermato la validità
dei test anticorpali .
Leggenda:
L'AIDS in Africa non esiste. "AIDS" non è nient'altro
che un nome nuovo per vecchie malattie.
Realtà:
In Africa, le malattie che sono state collegate all'AIDS, come la sindrome
da deperimento, le malattie diarroiche e la tubercolosi, costituiscono da lungo
tempo gravi problemi. Ma l'elevata mortalità per queste malattie, in
precedenza confinata alle persone più anziane e malnutrite, ora è
diffusa tra le persone giovani e di mezza età con infezione da HIV.
Per esempio, in uno studio svolto in Costa d'Avorio, le persone HIV-sieropositive
con tubercolosi polmonare (TB) avevano una probabilità 17 volte maggiore
di morire entro sei mesi rispetto alle persone HIV-sieronegative con TB polmonare.
In Malawi, la mortalità sopra i tre anni nei bambini che avevano ricevuto
le vaccinazioni infantili raccomandate e che erano sopravvissuti al primo anno
di vita era 9,5 volte maggiore nei bambini HIV-sieropositivi che in quelli HIV-sieronegativi.
Le cause principali di morte erano costituite da malattie da deperimento e respiratorie
I dati sono analoghi in altre parti dell'Africa.
Leggenda:
L'HIV non può essere la causa dell'AIDS perché i ricercatori
non sono in grado di spiegare con precisione in che modo il virus distrugge
il sistema immunitario.
Realtà:
Anche se rimangono da chiarire dettagli importanti, sulla patogenesi
della malattia da HIV si sa molto. In ogni caso, una completa comprensione della
patogenesi di una malattia non costituisce un prerequisito per la conoscenza
della sua causa. La maggior parte degli agenti infettivi è stata
associata alla malattia che provoca molto tempo prima che ne fossero scoperti
i meccanismi patogeni. Poiché la ricerca sulla patogenesi risulta difficoltosa
quando non sono disponibili precisi modelli animali, per molte malattie, tra
cui la tubercolosi e l'epatite B, si ha una scarsa comprensione dei meccanismi
che le provocano. Il ragionamento degli scettici porterebbe alla conclusione
che il M. tuberculosis non è la causa della tubercolosi o che i virus
dell'epatite B non è causa di malattia del fegato.
Leggenda:
L'AZT e altri farmaci antiretrovirali, e non l'HIV, provocano l'AIDS.
Realtà:
La grande maggioranza delle persone con AIDS non ha mai preso farmaci
antiretrovirali: nei Paesi sviluppati prima dell'approvazione dell'AZT,
avvenuta nel 1987, e ancor oggi nei Paesi in via di sviluppo, dove pochissime
persone hanno accesso a questi farmaci.
Come tutti i farmaci per malattie gravi, gli antiretrovirali possono avere effetti
collaterali tossici. Ma non c'è nessuna dimostrazione che i farmaci antiretrovirali
provochino la grave immunodepressione che caratterizza l'AIDS, mentre esistono
abbondanti prove che la terapia antiretrovirale, quando impiegata secondo le
linee guida stabilite, è in grado di migliorare la durata e la qualità
della vita delle persone con infezione da HIV.
Negli anni 80, le sperimentazioni cliniche su pazienti con AIDS hanno rilevato
che la monoterapia con AZT conferiva un modesto (e breve) vantaggio in termini
di sopravvivenza rispetto al placebo. Tra i pazienti con infezione da HIV che
non avevano ancora sviluppato l'AIDS, le sperimentazioni controllate con placebo
hanno rilevato che la monoterapia con AZT ritardava di uno o due anni l'insorgenza
di malattie correlate all'AIDS. E' significativo che l'osservazione a lungo
termine nell'ambito di queste sperimentazioni non abbia dimostrato un beneficio
prolungato dell'AZT, ma non abbia nemmeno mai indicato che questo farmaco aumentava
la progressione della malattia o la mortalità. L'assenza di un maggior
numero di casi di AIDS e di morte nei bracci dell'AZT di queste sperimentazioni
controllate con placebo smentisce efficacemente l'argomentazione che l'AZT provoca
l'AIDS.
Successive sperimentazioni cliniche hanno rilevato che i pazienti che assumevano
combinazioni di due farmaci mostravano incrementi fino al 50% del tempo di progressione
verso l'AIDS e della sopravvivenza rispetto alle persone che prendevano una
terapia composta da un solo farmaco. In anni più recenti, nelle sperimentazioni
cliniche le terapie di combinazione composte da tre farmaci hanno prodotto un
altro incremento tra il 50% e l'80% nel tempo di progressione verso l'AIDS e
nella sopravvivenza rispetto ai regimi composti da due farmaci. L'impiego di
potenti terapie di combinazione anti-HIV ha contribuito alla drastica riduzione
dell'incidenza dell'AIDS e delle morti ad esso collegate nelle popolazioni dove
questi farmaci sono largamente disponibili, un effetto che chiaramente non si
sarebbe osservato se i farmaci antiretrovirali provocassero l'AIDS.
Leggenda:
Fattori comportamentali, quali l'uso di droghe ricreative e numerosi
partner sessuali, giustificano l'AIDS.
Realtà:
Le cause comportamentali che sono state proposte per l'AIDS, come
numerosi partner sessuali e l'uso prolungato di droghe ricreative, esistono
da molti anni. Negli Stati Uniti, l'epidemia di AIDS, caratterizzata da infezioni
opportunistiche prima rare come la polmonite da Pneumocystis carinii (PCP),
non si è verificata finché un retrovirus umano, in precedenza
ignoto - l'HIV -, si è diffuso in certi gruppi.
Prove schiaccianti contro l'ipotesi che l'AIDS sia provocata da fattori comportamentali
giungono da studi recenti che, seguendo gruppi di uomini omosessuali per lunghi
periodi, hanno rilevato che solo quelli HIV-sieropositivi sviluppano l'AIDS.
Per esempio, in un gruppo di Vancouver oggetto di uno studio prospettico, 715
uomini omosessuali sono stati seguiti per una media di 8,6 anni. Tra 365 persone
HIV-positive, 136 hanno sviluppato l'AIDS. Tra i 350 uomini sieronegativi non
si è verificata nessuna malattia caratteristica dell'AIDS, nonostante
il fatto che questi uomini abbiano riferito un uso considerevole di nitriti
inalabili ("poppers") e di altre droghe ricreative, e frequenti rapporti
anali ricettivi.
Altri studi dimostrano che tra gli uomini omosessuali ed i tossicodipendenti
il deficit immunitario specifico che porta all'AIDS - una perdita progressiva
e costante di cellule T CD4+ - è estremamente raro in assenza di altre
condizioni immunosoppressive. Per esempio, nel Multicenter AIDS Cohort Study,
oltre 22.000 analisi delle cellule T in 2.713 uomini omosessuali HIV-sieronegativi
hanno rivelato una sola persona con un numero di cellule T CD4+ ripetutamente
inferiore a 300 cellule/mm3 di sangue, e questa persona stava assumendo una
terapia immunosoppressiva.
In un'indagine su 229 tossicodipendenti HIV-sieronegativi di New York, il numero
medio di cellule T CD4+ del gruppo era sistematicamente maggiore di 1.000 cellule/mm3
di sangue. Solo in due persone si sono avute due misurazioni di cellule T CD4+
inferiori a 300/mm3 di sangue, e una di queste persone è morta a causa
di malattia cardiaca e linfoma non-Hodgkin.
Leggenda:
Nelle persone trasfuse, l'AIDS è dovuta alle malattie che
hanno determinato la necessità di trasfusioni, non all'HIV.
Realtà:
Questa teoria è contraddetta da un resoconto del Transfusion
Safety Study Group (TSSG), che ha confrontato trasfusi HIV-negativi
e HIV-positivi che avevano ricevuto trasfusioni per malattie analoghe. Circa
3 anni dopo la trasfusione, il numero medio di cellule T CD4+ dei 64 trasfusi
HIV-negativi era di 850/mm3 di sangue, mentre la media delle cellule T CD4+
nei 111 HIV-positivi era di 375/mm3 di sangue. Fino al 1993, ci sono stati 37
casi di AIDS nel gruppo con infezione da HIV e nemmeno una malattia caratteristica
dell'AIDS nei trasfusi HIV-sieronegativi.
Leggenda:
L'impiego intensivo di fattori della coagulazione concentrati, e
non l'HIV, determina la perdita delle cellule T CD4+ e l'AIDS negli emofiliaci.
Realtà:
Questa opinione è contraddetta da molti studi. Per esempio,
nei pazienti HIV-sieronegativi con emofilia A arruolati nel Transfusion Safety
Study, non è stata notata nessuna differenza significativa tra il numero
di cellule T CD4+ dei 79 pazienti mai o minimamente sottoposti a trattamento
col fattore della coagulazione ed i 52 pazienti sottoposti al maggior numero
di trattamenti nell'arco di tutta vita. I pazienti di entrambi i gruppi avevano
numeri di cellule T CD4+ nell'intervallo di normalità. In un altro resoconto
della Transfusion Safety Study, non è stato rilevato alcun caso di malattie
caratteristiche dell'AIDS in 402 emofiliaci HIV-sieronegativi che erano stati
curati con il fattore della coagulazione.
In Gran Bretagna, i ricercatori hanno confrontato 17 emofiliaci HIV-sieropositivi
con 17 emofiliaci HIV-sieronegativi relativamente all'uso di concentrato di
fattore di coagulazione nell'ambito di un periodo di 10 anni. Durante questo
periodo, si sono verificati 16 eventi clinici caratteristici dell'AIDS in 9
pazienti, e tutti erano HIV-positivi. Nei pazienti HIV-negativi non si è
verificata nessuna malattia caratteristica dell'AIDS. In ogni coppia, il numero
medio di cellule T CD4+ durante il periodo di osservazione era, in media, più
basso di 500 cellule/mm3 nel paziente HIV-sieropositivo.
I ricercatori del Transfusion Safety Study hanno rilevato che, negli emofiliaci
con infezione da HIV, né la purezza né la quantità della
terapia con Fattore VIII avevano un effetto nocivo sul numero di cellule T CD4+.
Analogamente, il Multicenter Hemophilia Cohort Study non ha trovato nessuna
associazione tra la dose cumulativa di concentrato di plasma e l'incidenza dell'AIDS
negli emofiliaci con infezione da HIV.
Leggenda:
La distribuzione dei casi di AIDS suscita dubbi sul fatto che l'HIV
ne sia la causa. I virus non hanno specificità sessuale, eppure solo
una piccola percentuale dei casi di AIDS riguarda le donne.
Realtà:
La distribuzione dei casi di AIDS, sia negli Stati Uniti che nel resto
del mondo, rispecchia inevitabilmente la prevalenza dell'HIV in una certa popolazione.
Negli Stati Uniti, l'HIV è comparso inizialmente nella popolazione
degli uomini omosessuali e dei tossicodipendenti, che sono in maggioranza maschi.
Poiché l'HIV si diffonde principalmente attraverso il sesso o lo scambio
di aghi contaminati dall'HIV utilizzati per iniettare la droga, non sorprende
che la maggioranza dei casi di AIDS negli Stati Uniti si sia verificata nei
maschi.
Tuttavia, negli Stati Uniti le donne stanno infettandosi sempre di più
con l'HIV, solitamente attraverso lo scambio di aghi contaminati dall'HIV o
il sesso con un maschio infetto. I CDC stimano che il 30% delle nuove infezioni
che si sono verificate negli Stati Uniti nel 1998 abbia riguardato le donne.
Con l'aumento del numero delle donne con infezione da HIV, è cresciuto
negli Stati Uniti anche il numero di pazienti di sesso femminile con AIDS.
Circa il 23% dei casi di AIDS in adulti/adolescenti statunitensi riportati dai
CDC nel 1998 riguardava donne. Nel 1998, negli Stati Uniti l'AIDS è stata
la quinta causa di morte tra le donne di età compresa tra 25 e 44 anni,
e la terza causa di morte tra le donne afro-americane della stessa fascia d'età.
In Africa, fin dall'inizio l'HIV è stato riscontrato negli eterosessuali
sessualmente attivi, ed i casi di AIDS in Africa si sono verificati con frequenza
perlomeno uguale nelle donne e negli uomini. Complessivamente, la distribuzione
mondiale dell'infezione da HIV e dell'AIDS negli uomini e nelle donne presenta
all'incirca un rapporto di 1 a 1 .
Leggenda:
L'HIV non può essere la causa dell'AIDS perché il
fisico sviluppa una vigorosa risposta anticorpale contro il virus.
Realtà:
Questo ragionamento non tiene conto di numerosi esempi di virus diversi
dall'HIV che possono essere patogeni anche dopo la comparsa di segni di immunità.
Il virus del morbillo può persistere per anni
nelle cellule del cervello, provocando infine una malattia neurologica cronica
nonostante la presenza di anticorpi. Virus come il citomegalovirus,
l'herpes simplex ed il varicella zoster possono
attivarsi dopo anni di latenza anche in presenza di una intensa risposta anticorpale.
Negli animali, i virus imparentati con l'HIV che hanno periodi di latenza lunghi
e variabili, come il visna virus delle pecore, provocano danni al sistema nervoso
centrale anche dopo la produzione di anticorpi.
Inoltre, è ben noto che l'HIV è in grado di mutare per
sfuggire alla progressiva risposta immunitaria dell'ospite.
Leggenda:
Solo poche cellule T CD4+ vengono infettate dall'HIV, non abbastanza
da danneggiare il sistema immunitario.
Realtà:
Nuove tecniche, come la reazione polimerasica a catena (PCR), hanno
permesso agli scienziati di dimostrare che viene infettata una percentuale di
cellule T CD4+ molto maggiore di quanto si ritenesse in precedenza, soprattutto
nel tessuto linfoide. Anche i macrofagi e altri tipi di cellule vengono
infettati dall'HIV e funzionano da serbatoi per il virus. Anche se la quota
di cellule T CD4+ che è infettata dall'HIV in un certo istante non è
mai elevatissima (solo un piccolo sottoinsieme di cellule attivate costituisce
il bersaglio ideale dell'infezione), vari gruppi di scienziati hanno dimostrato
che durante tutto il decorso della malattia si verificano rapidi cicli di morte
delle cellule infette e di infezione di nuove cellule bersaglio.
Leggenda:
L'HIV non è la causa dell'AIDS perché molte persone
con HIV non hanno sviluppato l'AIDS.
Realtà:
La malattia da HIV ha un decorso lungo e variabile. Sulla base
di studi prospettici riguardanti uomini omosessuali di cui era noto il momento
esatto del contagio, nei paesi industrializzati l'intervallo medio tra l'infezione
con HIV e l'insorgenza di malattia clinicamente evidente è di circa 10
anni. Stime analoghe, riguardo al periodo asintomatico, sono state ottenute
per i trasfusi con sangue infetto da HIV, i tossicodipendenti e gli emofiliaci
adulti.
Come per molte altre malattie, un gran numero di coefficienti può
influenzare il decorso della malattia da HIV. Fattori come l'età
o le differenze genetiche tra le persone, il livello di virulenza del singolo
ceppo virale, così come influenze esogene quale la coinfezione con altri
microrganismi possono determinare la rapidità e la gravità dell'espressione
della malattia da HIV. Analogamente, ad esempio, alcune persone infettate con
il virus dell'epatite B non mostrano sintomi oppure diventano solamente gialle
e guariscono dall'infezione, mentre altre soffrono di malattie che vanno dall'infiammazione
cronica del fegato alla cirrosi, fino al carcinoma epatocellulare. I
cofattori costituiscono probabilmente anche il motivo per cui certi fumatori
sviluppano il cancro ai polmoni mentre altri no.
Leggenda:
Alcune persone hanno molti sintomi associati all'AIDS ma non l'infezione
da HIV.
Realtà:
La maggior parte dei sintomi dell'AIDS derivano dall'insorgenza di infezioni
opportuniste e di tumori associati con l'immunosoppressione grave determinata
dall'HIV.
Tuttavia, l'immunosoppressione può avere molte altre cause.
Le persone che prendono terapie cortisoniche e/o farmaci immunosoppressivi per
prevenire il rigetto dei trapianti o per curare malattie autoimmuni possono
avere una maggiore vulnerabilità ad infezioni non comuni, così
come accade a persone con certi problemi genetici, grave malnutrizione o certi
tipi di cancro. Non ci sono prove che indichino che il numero di questi casi
sia aumentato, mentre moltissimi dati epidemiologici dimostrano una crescita
impressionante dei casi di immunosoppressione in persone che condividono una
caratteristica: l'infezione da HIV.
Leggenda:
La gamma delle infezioni correlate all'AIDS che si osservano nelle
diverse popolazioni dimostra che l'AIDS si riduce in pratica ad una varietà
di malattie non causate dall'HIV.
Realtà:
Le malattie associate all'AIDS, come la PCP e la micobatteriosi atipica
da Mycobacterium avium complex (MAC), non sono causate direttamente dall'HIV,
ma derivano piuttosto dalla immunosoppressione determinata dalla malattia da
HIV. Quando il sistema immunitario di una persona con infezione da HIV si indebolisce,
questa diventa vulnerabile a particolari infezioni virali, fungine e batteriche
che sono diffuse nella popolazione. Ad esempio, le persone con infezione
da HIV che abitano in alcune regioni del midwest e del medio Atlantico hanno
più probabilità rispetto ai cittadini di New York di sviluppare
l'istoplasmosi, che è causata da un fungo. Un africano è esposto
a patogeni differenti rispetto ad un americano. I bambini possono essere esposti
ad agenti infettivi diversi rispetto agli adulti.
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Nota: Fonte: Dipartimento Malattie infettive-Spedali civili di Brescia"