La posizione di NPS sul farmaco Truvada

In questi giorni i giornali hanno diffusamente trattato il tema del via libera dato dal comitato consultivo della FDA, l’agenzia americana del farmaco, al Truvada, un ‘associazione di Tenefovir e Emicitritabina, due farmaci peraltro già noti ed utilizzati da un paio d’anni. Questo interesse per un farmaco di per sé non innovativo è essenzialmente dato dalla proprietà accertata del Truvada di ridurre le possibilità di contagio, e dal fatto che i mass media l’hanno di fatto individuato come la prima alternativa alla tradizionale prevenzione  dell’Aids basata sul preservativo.

Crediamo che per un’associazione di pazienti sia importante cogliere l’importanza di questo evento, non tanto in termini scientifici, Truvada non deriva da una molecola rivoluzionaria e non è neppure in grado di assicurare una completa protezione dall’infezione ma solo di limitarla, quanto in termini di politica sanitaria e di costume.

La questione è seria perché solleva problemi etici, economici e morali, e comporta implicitamente una nuova visione dell’Aids, una malattia che di suo ha da sempre scatenato forti reazioni nell’opinione pubblica.

Discutendo della possibile messa in commercio di Truvada, peraltro non ancora deliberata dal FDA, stiamo di fatto trattando il tema della cura preventiva dell’Aids, un modo per evitare di proteggersi al momento dell’atto sessuale attraverso il ricorso ad un farmaco da assumere con continuità, un qualche cosa di riconducibile all’utilizzo del chinino per combattere la malaria.

Nessuno, correttamente, ha parlato di vaccino, ma si sa che quando si parla di malattie sessualmente trasmissibili si fa presto a ingenerare false credenze e illusioni, e questo è molto pericoloso.

Data la complessità e vastità del tema crediamo che si opportuno fare qualche schematica riflessione, procedendo per punti, più con il fine di aprire un dibattito e di assumere una posizione “politica”, che con quello di fornire risposte.

Una prima considerazione è di ordine morale e culturale: combattuta nel nostro Paese con limitati risultati la battaglia per un uso responsabile del preservativo, un oggetto di per sé del tutto innocuo per chi lo utilizza, siamo ora di fronte ad una alternativa farmacologica che, invece, certamente non si può definire priva di controindicazioni o di possibili rischi per la salute di chi l’assume. Sarà interessante vedere come si orienterà il dibattito, stante il venir meno delle problematiche connesse con la mancata procreazione e l’aprirsi di quelle legate al rispetto che l’uomo deve avere del proprio fisico.

In termini culturali certo verrà posta la questione che in alcuni contesti sociali il preservativo è un tabù per il maschio, mentre il Truvada potrebbe essere assunto dalle donne esposte a possibili contagi, si tratta di riflessioni già sollevate quando si parlava di un possibile vaccino: è una materia che solleva problemi morali su cui non ci sentiamo di poter intervenire, anche se  sarà importante mantenere viva l’attenzione su tutto quello che si riuscirà a scrivere e dire al riguardo, considerando che nel commentare la notizia gli organi di stampa hanno fatto nuovamente riferimento alle “categorie a rischio”, spostando indietro di anni le lancette della storia di questa malattia.

Qualche riflessione più tecnica invece, come Centro Studi di Nps, possiamo farla su due elementi: la sostenibilità economica di un approccio farmacologico alla prevenzione e le ripercussioni etiche in termini di equità che questo approccio potrebbe sollevare.

Il nostro SSN è in grave difficoltà, è cosa nota, e deve contrarre la spesa per i farmaci, soprattutto per quelli più costosi come gli antiretrovirali: la battaglia che si sta combattendo è per la sostenibilità di un sistema di cura che oggi assicura la gratuità delle terapie alle persone sieropositive nonostante la messa in commercio di nuovi farmaci estremamente costosi, purtroppo indispensabili in alcune situazioni.

Introdurre una variabile impazzita come un utilizzo a fini preventivi di una terapia antiretrovirale significherebbe minare alla base ogni tentativo di mantenere in equilibrio l’attuale sistema di cura dell’Aids, mettendo in serio pericolo la possibilità di poter continuare a garantire la terapia gratuitamente.

Significherebbe mettere in pericolo un diritto alla salute di persone malate per poter consentire a persone sane di gestire la propria sessualità senza il fastidio di doversi prendere cura della prevenzione dell’Aids.

Alternativamente si potrebbe ipotizzare di mettere in commercio la terapia preventiva, ma non a carico del  SSN, sollevando in questo modo tre problemi, uno di equità, uno di trasmissione della infezione, ed uno di  salute pubblica.

Ipotizzare una terapia preventiva a pagamento significherebbe, ovviamente,  sancire un principio sbagliato, legittimando e riconoscendo l’esistenza di un doppio canale nella sanità a seconda del reddito, situazione sotto gli occhi di tutti, ma fino ad ora giuridicamente negata.

In secondo luogo potrebbe aumentare il rischio di nuovi contagi, dato che sarebbe semplice dichiarare di assumere la terapia preventiva, evitare di farlo per motivi di costo e infettare il partner occasionale ingannato, oltre al fatto che la terapia preventiva ha ad oggi indici di protezione ben lontani da quelli assicurati da un corretto uso del preservativo.

Infine avere una fetta, pur piccola, di popolazione che assume farmaci con un grado di tossicità non irrilevante per lunghi periodi di tempo potrebbe vere ripercussioni di lungo periodo sui costi sanitari futuri, e questo in un momento di prevedibili crescenti ristrettezze economiche.

Per tutte queste considerazioni crediamo che, come associazione di pazienti, sul tema dell’utilizzo del  Truvada per prevenire l’infezione da Hiv Nps Onlus debba essere molto netta: il Truvada non è un vaccino, la terapia preventiva in questi termini non ha ragione di esistere,   la prevenzione deve ridiventare una scommessa importante nel nostro Paese, ma una prevenzione basata su una nuova cultura della relazione, su un uso consapevole del preservativo, su una minore accettazione supina di schiavitù sessuali.

NPS Italia Onlus