
L’analisi della survey nazionale “HIV e ageing, la tua voce conta”, realizzata nell’ambito del progetto Healthy Ageing con il supporto del Ministero della Salute e coordinata dall’AOU Policlinico di Modena insieme a dodici associazioni della community HIV, ha raccolto 478 questionari di persone con HIV over 50 per comprendere bisogni, criticità e vissuti dell’invecchiamento con HIV.
I risultati evidenziano che l’invecchiamento con HIV è influenzato sia dai problemi comuni alla popolazione anziana, come l’agismo, sia da fattori specifici dell’infezione, tra cui stigma, disuguaglianze e invecchiamento precoce.
L’età media dei partecipanti è di 60,7 anni; la maggioranza è costituita da uomini (67,6%) e il campione presenta livelli di istruzione medio-alti. Sul piano economico, pur essendo molti ancora occupati, una quota rilevante vive di pensioni o prestazioni assistenziali e circa un quinto riferisce difficoltà economiche, con una maggiore vulnerabilità tra le donne.
Oltre il 60% convive con l’HIV da più di vent’anni. Tutti i partecipanti sono in terapia antiretrovirale e oltre l’88% ha una carica virale non rilevabile. Tuttavia, permane un’importante carenza informativa: oltre un terzo non conosce il significato del principio U=U (Undetectable = Untransmittable), soprattutto tra le donne e le persone più anziane.
Il rapporto con i centri di infettivologia è generalmente positivo, mentre emergono maggiori difficoltà con gli altri servizi sanitari. Per molte persone la terapia rappresenta ancora un potenziale motivo di esposizione dello stato sierologico, alimentando preoccupazioni legate allo stigma e alla privacy.
Le maggiori criticità riguardano la sessualità, le relazioni affettive e la comunicazione della sieropositività. Molti riferiscono di aver rinunciato alla sessualità dopo la diagnosi, di temere ancora di trasmettere il virus al partner e di vivere con un forte senso di solitudine e paura del rifiuto.
Per quanto riguarda l’invecchiamento, circa un terzo si percepisce come persona con disabilità. I cambiamenti fisici sono il principale elemento che fa percepire l’età, seguiti dalla perdita di persone care e dalle difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane. Quasi la metà dispone di un caregiver, con una necessità di assistenza particolarmente elevata tra le donne più anziane.
Nonostante le difficoltà, emerge anche una significativa capacità di resilienza: oltre la metà dei partecipanti ha svolto attività di volontariato o attivismo. Tra le priorità indicate per il futuro delle associazioni figurano il supporto psicologico, le attività sociali per contrastare l’isolamento, gli incontri informativi su salute e invecchiamento, oltre ai servizi di accompagnamento, ai gruppi tra pari e al sostegno nell’accesso ai servizi socio-sanitari.