Commiato

Gianni Grosso è stato un vero attivista, fino all’ultimo respiro
Ha dedicato più di un decennio della sua vita a combattere per le discriminazioni e i diritti del malato, per l’accesso alle terapie a tutti.
Con cuore e coraggio.

di Pino ref:NPS Umbria
Non era comprabile ed era poco incline ai compromessi, essere un’attivista vuol dire metterci la faccia e il nome, vuol dire manifestare e prendersi responsabilità  e rischi per i diritti di tutti, è sempre stato se stesso, sia in una trasmissione televisiva, che dietro uno striscione in prima linea.
Non amava particolarmente i congressi, ma non esitava a manifestare o dire la propria quando necessitava. Con il suo background sviluppò una grande attenzione e sensibilità  per gli ultimi, quelli che vengono sempre dopo, che non meritano, i detenuti, i drogati, le prostitute.
Aveva una predilezione per i bambini orfani ed abbandonati dell’Est Europa, specie per quelli che vivono sotto i tombini di Bucarest, aveva spesso un pensiero per i tossicomani ucraini, ignari di quanto gli aspetti, si rodeva l’anima ogni volta che parlavamo di condizioni carcerarie e di detenuti, dell’importanza della prevenzione dell’informazione e delle cure all’interno dei nostri istituti di pena.

Non ha avuto una vita facile, ha convissuto per metà  della sua vita con la morte a braccetto, sopravvivendo facendo progetti settimanali… specie durante lo sterminio degli anni 80′.
(L’aspettativa di vita d’un tempo non era rosea com’è l’odierna, e se è migliorata, oltre che merito della vitale ricerca, amo personalmente pensare che sia anche per il piccolissimo contributo di gente come Lui, che dal basso e con le sue sole forze ha combattuto e spinto perchè ciò avvenisse).
Ha sentito il dovere e il diritto di battersi per le ingiustizie che attanagliano tutto il mondo del disagio, della malattia. Non ha mai pensato solo al suo culo.
Non è stato semplice, molte volte ci si è trovati in paesi ostili (come anni fa a Varsavia) dove si è rasentato il dramma per le contestazioni alla first lady che trattava i sieropositivi polacchi come carne da cannone, altre ci si è trovati in condizioni scomode e difficili, in molti congressi abbiamo blindato stand di case farmaceutiche per motivi sacrosanti, mai una violenza, ma sempre fermamente in trincea senza paura.
Ho avuto il privilegio di essergli spesso a fianco e di essere stato uno dei suoi migliori amici, aveva un grande cuore e un pensiero per tutti, abbiamo condiviso molte gioie e molti dolori, ci siamo fatti tante grasse risate e tante lungimiranti riflessioni sulla morte, ci siamo divisi la pioggia e il sole, il pianto e la rabbia, sempre insieme.

Siamo e restiamo un gruppo cazzuto, unito, ma mi mancherà  un pezzo di me, di noi, della nostra identità . Cristallizzo nella mia anima un’epopea di grandi battaglie ed amicizia, di sensazioni forti, di voglia di vivere.

Ha combattuto fino ed oltre la fine.
Le ultime parole che mi rivolse furono “vai tranquillo frè, …agguanto.” vidi in quegli occhi azzurri e vispi il guerriero di sempre, …fino ai resti.
Nell’ultima telefonata, se pur stremato, non perse occasione di parafrasare Alan Ford (il nostro fumetto preferito), segno che era ancora lucido e pieno d’ironia, nonostante tutto.
Un grande. E’ andato via bene, col sorriso sul viso, da vincente, attorniato dall’amore della sua ineguagliabile compagna di sempre e dei suoi amici.
Lo abbiamo accompagnato fino all’ultima dimora… dove non mancherà  mai un fiore, una lacrima, un ricordo. Adesso restano i vivi a combattere e proseguire la battaglia, a continuare anche il suo lavoro, i suoi sogni.
Sarà  il nostro Referente dall’Ave.
Con un sorriso sulle labbra lo penso amabilmente disquisire con Papa Giovanni Paolo II (che ha conosciuto) sulla qualità  della “˜vita’.
Ciao Barabba, in attesa dell’inevitabile, conserva un posto alla tua tavola anche per me, compagno di mille battaglie.

Caino